La Cina riscrive la storia recente della ginnastica artistica femminile e conquista il titolo mondiale a squadre ai Campionati del Mondo di Rotterdam, interrompendo una serie di sette successi iridati consecutivi degli Stati Uniti. Una vittoria dal forte significato tecnico e statistico, arrivata al termine di una finale combattutissima, nella quale la nazionale asiatica si impone con 165.764 punti, precedendo le americane, argento con 165.531, di appena 233 millesimi. Il Giappone completa il podio con 164.063, confermando la crescita del movimento orientale ai vertici della disciplina.

Il verdetto di Rotterdam ha anche un valore olimpico. Le prime tre nazionali classificate, Cina, Stati Uniti e Giappone, conquistano infatti la qualificazione diretta ai Giochi Olimpici di Los Angeles 2028, con quasi due anni di anticipo. Rimane invece beffata la Francia, quarta con 161.130 punti, prima delle escluse dall’assegnazione dei pass olimpici, che dovrà cercare la qualificazione attraverso le successive opportunità previste dal regolamento. Per l’Italia di Enrico Casella la finale si conclude con il settimo posto e 158.129 punti, al termine di una gara condizionata soprattutto dalle difficoltà incontrate alla trave. Le Fate erano entrate nella Final Eight con il quarto punteggio di ammissione, 162.430, ma non sono riuscite a ripetere la prestazione di domenica, lasciando per strada 4.301 punti rispetto al turno preliminare.

L’Italdonne, guidata da Camilla Ugolini, Marco Campodonico ed Enrico Pozzo, iniziano dalle parallele asimmetriche, seguendo lo stesso ordine di rotazione del Q1. L’avvio è convincente e rappresenta il momento migliore della serata italiana. Elisa Iorio, finalista iridata il prossimo sabato, ottiene 14.300, confermando la qualità del proprio lavoro sull’attrezzo. Giulia Perotti, anche lei nell’ottetto delle migliori di specialità, firma 14.400, il miglior punteggio individuale della squadra nella finale, mentre Sofia Tonelli completa la rotazione con 13.466. Il totale di 42.166 punti consente all’Italia di cominciare con ottime prospettive, confermando il potenziale espresso pochi giorni prima.

La seconda rotazione si rivela decisiva per le sorti della FGI. Alla trave, uno degli attrezzi sui quali l’Italia aveva costruito il quarto posto delle qualifiche, tutte e tre le ginnaste impegnate incorrono in una caduta, seppure in momenti differenti dei rispettivi esercizi. Manila Esposito, già qualificata alla finale individuale di domenica 25 ottobre, conduce la propria prova fino all’uscita, quando commette un errore sul doppio salto carpiato, chiudendo con 13.100. Lo stesso errore che aveva fenato Sofia Tonelli a quota 12.066. Giulia Perotti, la terza a salire, perde invece l’equilibrio durante enjambée cambio con mezzo giro, terminando a terra con 12.566.  Il totale di 37.732 punti pesa inevitabilmente sulla classifica. Nel formato della finale mondiale, con tre ginnaste per attrezzo e tutti i punteggi validi, non esiste possibilità di scarto. La rotazione allontana così l’Italia dalla lotta per le posizioni di vertice, rendendo particolarmente complicato il recupero nei due attrezzi successivi.

Al corpo libero proviamo a ritrovare ritmo e continuità. Esposito realizza 13.133, il miglior punteggio italiano nell’attrezzo. July Marano contribuisce con 12.800, mentre Tonelli conclude la propria routine con 12.666. Il parziale è di 38.599 punti. Troppo poco per sperare in una rimonta, anche perché, a questi livelli, intanto, le altre volano.  Il giro tricolore si conclude al volteggio, dove le tre ginnaste dell’International Gymnastics Center di Brescia presentano tutte lo stesso salto, uno Yurchenko con un avvitamento e mezzo, elemento che prevede l’ingresso con rondata sulla pedana, il flic-flac sulla tavola e un salto indietro teso con una rotazione e mezzo sull’asse longitudinale. Elisa ottiene 13.166, July firma il miglior punteggio azzurro con 13.500, mentre Sofia completa la prova a quota 12.966. Il parziale di 39.632 punti porta il totale definitivo a 158.129, che vale il settimo posto nella classifica mondiale, appena 33 millesimi davanti al Canada, ottavo con 158.096.

Al termine della gara, il direttore tecnico nazionale Enrico Casella analizza la prestazione delle sue ginnaste: «Abbiamo fatto una gara ovviamente non brillante come quella di qualifica. È una cosa che può capitare con ginnaste poco esperte come quelle che avevamo oggi. Più che il disastro alla trave, dove sono cadute tutte e tre, mi sarebbe piaciuto vedere un po’ più di reazione dopo. Questa è stata la parte veramente più difficoltosa per noi». Il DTN invita comunque a considerare la finale come un passaggio di crescita: «Questo risultato va preso come un’esperienza. Sicuramente queste ragazze avranno modo di avvalersi di quello che è successo oggi per la loro futura carriera».

Per comprendere la portata del successo cinese bisogna ripercorrere l’albo d’oro degli ultimi vent’anni. La Cina aveva conquistato il suo primo titolo mondiale a squadre femminile nel 2006, ad Aarhus, in Danimarca. Da allora non era più riuscita a salire sul gradino più alto del podio iridato, lasciando progressivamente spazio alla supremazia degli Stati Uniti. L’ultima nazionale capace di vincere un Mondiale a squadre prima dell’inizio della lunga serie americana era stata la Russia, proprio a Rotterdam nel 2010. Da quel momento gli Stati Uniti avevano costruito un dominio senza precedenti nella storia recente, conquistando sette titoli consecutivi: Tokyo 2011, Nanning 2014, Glasgow 2015, Doha 2018, Stoccarda 2019, Liverpool 2022 e Anversa 2023. Sedici anni dopo il successo russo, è dunque ancora Rotterdam a segnare un cambio al vertice della ginnastica femminile del Pianeta dei Grandi Attrezzi. «Sono veramente contento che abbia vinto la Cina – conclude Casella – Ha fatto veramente una gran ginnastica, e anche il Giappone. L’Asia sta avanzando e credo che sia una vittoria meritata».

Alle spalle delle tre medagliate, la Francia chiude quarta con 161.130 punti, mancando per un solo posto la qualificazione olimpica anticipata. Seguono il Brasile, quinto con 159.730, e la Federazione Russa, sesta con 159.394. Settima l’Italia (158.129), ottavo il Canada (158.096). Per Manila Esposito, Elisa Iorio, July Marano, Giulia Perotti e Sofia Tonelli resta l’esperienza di una finale mondiale nella quale la squadra non è riuscita a esprimere pienamente il proprio potenziale, ma dalla quale potrà ripartire per costruire il futuro. La rassegna prosegue intanto con le finali individuali. Domani, giovedì 22 ottobre, toccherà a Yumin Abbadini nel concorso generale individuale maschile. Venerdì 23 saranno impegnate Perotti e Tonelli nell’all-around femminile. Sabato 24 ottobre spazio a Gabriele Targhetta al cavallo con maniglie e a Iorio e Perotti alle parallele asimmetriche. Domenica 25 gran finale con Manila Esposito alla trave e Yumin Abbadini alla sbarra.

FINALE A SQUADRE GAF

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